Ieri sera Giovedì 21 dicembre, alle ore 20.30 al teatro Sannazaro in via Chiaia, 157, per la stagione 2017-2018 dell’Associazione Alessandro Scarlatti, si è svolto il Concerto dal titolo “Kronomakia, la battaglia del tempo”, con la partecipazione dell’Ensemble Micrologus e della Daniele Sepe Rote Jazz Fraktion.

Una vera e propria battaglia di note: qui si superano stili, atmosfere, tempi. Il gregoriano prende il passo sul Dub, il Jazz onnipresente affonda le sue unghie nel tessuto della Carmina Burana e nei brani di origine medioevale. La preghiera del trecento si fonde con un  Drum&Bass avvolgente. Le voci sempre in primo piano grande presenza e grande gestione del palco. Contaminazioni, Crossover, queste parole non bastano si deve ascoltare per comprendere quanto lavoro quanta esperienza quante sfide passate vissute da questi musicisti come Daniele Sepe, Patrizia Bovi, Simone Sorini solo per citarne alcuni. Il tutto fonde passato, presente, anche tra gli stessi artisti il presente/futuro della bellissima voce di Emilia Zamuner e i riff di Morlando.  Medievale, jazz, tradizioni arabe, contaminazioni folk del nord Europa e il rock/funk, il tutto s’intitola “Kronomakia”, ma in realtà è per chi ascolta un calendoscopio.

Grande merito va all’Associazione Alessandro Scarlatti che sulle innovative idee del direttore artistico Tommaso Rossi, porta sul palco musica che apre la strada al futuro e ai prossimi 100 anni dell’Associazione che non vive nel passato ma si proietta con grande determinazione nel nuovo.

Il programma:

KRONOMACHIA – La battaglia del Tempo

 

Anonimo (XIV secolo)

Saltarello

Alfonso X “el Sabio”

Que poral non deves om, dalle Cantigas de Santa Maria

Anonimo (XIII secolo)

Vite perdite, dai Carmina Burana

Vite perdite, dai Carmina Burana (arr. Daniele Sepe)

Alfonso X “el Sabio” (XIII secolo)

Suite galiziana, dalle Cantigas de Santa Maria

Suite galiziana, dalle Cantigas de Santa Maria (arr. Daniele Sepe)

Anonimo (XIII secolo)

Vinum bonum, dai Carmina Burana

Anonimo (XIV secolo)

La Manfredina

La Rotta

Anonimo (XIII secolo)

Tempus transit gelidum, dai Carmina Burana

Anonimo (XIV secolo)

Stella splendens, dal Llibre Vermell de Montserrat

Alfonso X “el Sabio” (XIII secolo)

Madre de Deus, dalle Cantigas de Santa Maria

Vivimus

Lignun Norvegiae

 

 

Ensemble Micrologus

Patrizia Bovi canto, arpa gotica, castagnette, buccina

Goffredo Degli Esposti flauto traverso, flauto doppio, zufolo e tamburo, cornamusa/electronic bagpipe, cennamella

Gabriele Russo nickelharpa, viella,  cornamusa, buccina

Simone Sorini canto, citola

Enea Sorini canto, salterio a percussione, tamburello, darbukka, bendir, riqq

Peppe Frana oud (liuto arabo)

 

Rote Jazz Fraktion

Daniele Sepe  sax e flauti

Emilia Zamuner  voce

Alessandro Morlando  chitarre

Tommy De Paola  pianoforte e tastiere

Davide Afzal  basso

Paolo Forlini  batteria

L’Ensemble Micrologus, composto da Patrizia Bovi (canto, arpa), Gabriele Russo (ribeca, viola) Goffredo Degli Esposti ( flauti, zufolo col tamburo), Simone Sorini (canto e liuto), Enea Sorini (canto) è un gruppo vocale-strumentale italiano specializzato nell’esecuzione di musiche medievali. Fondato nel 1984, Micrologus fu fra i primi che si propongano di far conoscere la musica medievale a quel tempo poco eseguita. Il bagaglio professionale dei componenti, tutti esperti di musica medievale, li spinge ad esplorare, in particolare, la musica sacra dal XII al XIV secolo con un occhio di riguardo alle forme della sacra rappresentazione e del dramma sacro. Il loro approccio al repertorio si indirizza alla lettura filologica degli spartiti ed al recupero delle sonorità del tempo a mezzo della costruzione di strumenti dell’epoca e dello studio delle vocalità del tempo in cui furono composte le opere da loro rappresentate. Ben presto riescono ad imporsi a livello europeo ed internazionale portando i loro spettacoli in giro per l’Europa, in Nordafrica ed in Asia.

DANIELE SEPE

Daniele Sepe è la napoletanità che si fonde con il jazz, il funk, le melodie mediterranee, il rock, il rap, in una contaminazione continua dove la vivacità e la forza dei suoni si accompagna ad una sentita critica sociale che non disdegna anche il gioco dell’ironia. La carriera artistica del poliedrico artista napoletano parte nella seconda metà degli anni ’70 con il gruppo operaio di Pomigliano d’Arco “’E Zezi” insieme al quale incide e suona per alcuni anni. Nel frattempo gli studi di flauto si concludono con un diploma al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli; ma il vero amore è il sassofono. La sua corrosiva forza entra in contatto con gruppi della new wave partenopea: in questo periodo riesce ad autoprodursi il primo album “Malamusica” che ottiene un buon riscontro dalla critica, così come i seguenti “L’uscita dei gladiatori” e “Play standards and more”.E’ grazie a Ninni De Pascale della PoloSud records che Daniele Sepe ottiene il suo primo contratto discografico sancito dal disco “Vite Perdite”. Forse inaspettato quanto meritato, il lavoro riceve un unanime consenso di critica e pubblico tanto che alcuni registi cinematografici (Martone, “L’amore molesto”, Ferrario, “Figli d’Annibale”, Battiato, “Cronache di un amore violato” e numerosi altri) lo scelgono per le proprie pellicole. Dopo queste impegnative quanto prestigiose fatiche Sepe  incide dapprima “Spiritus Mundi” e poi il suo primo album per Il Manifesto “Trasmigrazioni”. I primi premi arrivano con “Lavorare stanca”, libro-cd che riceve tra l’altro il premio Tenco come miglior album in dialetto e la nomination al Premio Italiano della Musica.  Verso la fine degli anni ’90 è invitato in prestigiosi festival europei come il” Womad” Bruxelles, “Les Allumees” di Nantes, “Beethoven Kunstnhalle” di Berlino. Non è quindi un caso che grazie a “Conosci Victor Jara” entra nelle classifiche indies italiane. Nel 2000 pubblica “Truffe & Other Sturiellett” a cui segue la messa in scena al Teatro Argentina dei “Dieci comandamenti” di Raffaele Viviani, realizzato insieme a Mario Martone.Le 20.000 copie vendute del successivo “Jurnateri” rappresentano una gran bella soddisfazione per Sepe, che ritorna di nuovo a collaborare con il cinema nei film di Gabriele Salvatores  “Amnésia” e “Casa di frontiera” di Massimo Costa.Nel 2002 sempre per Il Manifesto pubblica “Anime Candide” (canzoni d’ amore e di guerra), che vende oltre 20.000 copie e, sul finire del 2004, “Nia Maro”, che registra il medesimo successo.Nel 2006, Sepe affronta a suo modo gli anni Settanta, politicamente e musicalmente, con “Suonarne uno per educarne cento”: dissacrante come nessun altro lavoro del musicista, ottiene grandi recensioni dalla stampa e ottime soddisfazioni di vendita.Nel 2010 esce “Fessbuk”,, , quattordici brani nati per buona parte dallo scambio di opinioni tra Daniele e i suoi amici e fan che per mesi hanno animato la “bacheca” del celebre social network. Brani che, come sempre, fotografano efficacemente l’Italia di oggi, attraverso la l’ironica celebrazione di vizi (tanti) e virtù, in una carrellata di personaggi e temi che faranno ridere, riflettere, discutere, in cui nessuno viene risparmiato. Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011  i mette a segno una prestigiosa collaborazionei  con il grande regista statunitense Terry Gilliam (Brazil, L’esercito delle 12 scimmie, Paura e delirio a Las Vegas, Parnassus – solo per citarne alcuni), che rimane colpito dalla sua musica, e gli chiede di scriverne per il proprio cortometraggio” The Wholly Family”, ambientato e girato a Napoli.  “Canzoniere Illustrato” segna una nuova tappa nella carriera di questo musicista. E’ in realtà molto di più di un semplice album:  è un volume di grosse dimensioni (ben 106 pagine) contenente12 fumetti per 12 canzoni. Fumetti realizzati da geniali maestri del colore (Mauro Biani, Squaz, Kanjano, Akab, Kranti, Rosaria Cefalo, Shaone, Fulvio Cozza, Giuseppe Guida, Antonino Iuorio, Marcella Brancaforte, Tony Afeltra, Enzo Troiano, Giuseppe Guida, Luigi De Michele) ed arricchito da una splendida copertina del grande Altan. La musica prevede un menù internazionale di canzoni provenienti da tutto il mondo e dal folklore italiano orchestrati nei più diversi stili,  con la partecipazione delle bellissime voci di Floriana Cangiano, Ginevra DI Marco, Flori N Barbu, Mazouk Mejri, Josè Seves, Robero Argentino Lagoa e Brunella Selo oltre ad una nutritissima schiera di musicisti da tutto il mondo. “A note spiegate” è il suo venticinquesimo disco,  cui seguono i due capitoli della Saga di Capitan Capitone: “I fratelli della costa” e “ I parenti della sposa”. A distanza di più vent’anni da “Vite Perdite”, l’album che fotografò la Napoli musicale dell’inizio degli anni novanta, Sepe prova a scattare una nuova istantanea su Napoli, riunendo in ognuno dei due dischi  una ottantina di musicisti provenienti da gruppi napoletani. Nel 2016/2017 il pianista  Stefano Bollani lo invita a collaborare  al  suo nuovo progetto “Napoli Trip” ( cd e tournèe in Italia e all’estero) incentrato sull’universo musicale napoletano, attraverso composizioni e improvvisazioni ispirate al repertorio di una delle città musicalmente più significative del mondo.

 

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